Siamo nel lontano vibonese. Dovete sapere che la calabria ha scenari molto differenti, il mare e la montagna, scenari che mutano improvvisamente senza fondersi mai. E' proprio in questa provincia che si sviluppa questa leggenda.
La leggenda narra di un paese in alta montagna dal nome insolito: Elce delle vecchia.
Incuriosito dal nome piuttosto insolito per un paese decisi di chiedere ad alcuni abitanti di quella zona il motivo di quel nome. Scoprii una cosa piuttosto strana riguardo a quel paese.
Scoprii anche che ciò che sembrava un bosco come tanti, un bosco apparentemente normale e semidesolato, nascondeva un interessante mistero.
E' proprio in uno di quei boschi pieni zeppi di elci e di alberi sempreverdi, a tratti talmente fitto da oscurarti persino i pensieri oltre al sole, che si consuma la nostra storia. E' una storia fatta di dicerie, racconti popolari, fandonie inventate, fatta di luoghi veri e luoghi immaginati, di persone vere e persone esistite nei sogni, forse questa storia stessa non esiste.
La nostra storia racconta di una vecchina e delle sue abitudini. Vecchina come tante ce ne stanno da quelle parti, fazzoletto in testa, cesto di vimini sulla testa, abito locale con la gonna grossa, forse piu di una quando faceva freddo. E dire che li a mille e passa metri sul livello del mare il sole non era mai troppo caldo, nemmeno nelle calde giornate estive e l'inverno mostrava unghie e denti. E lei tutti i giorni dell'anno, estate e inverno, col caldo e col freddo partiva da casa sua e per diversi chilometri camminava lungo le strade montuose per andare a prendere l'acqua alla fonte.
La fonte si trovava dall'altra parte del monte e quindi il cammino era lungo cosi, visto che non esisteva l'automobile, lei decideva di portarsi dietro le sue figlie per tenerle compagnia. Aveva cinque figlie, tutte femmine, e quando arrivavano finalmente alla fonte, intanto che la madre riempiva i recipienti per l'acqua e li riponeva nel carretto, le ragazze avevano l'abitudine di suonare i tamburelli e i flauti che si usavano all'epoca e le altre ballavano a ritmo di musica tarantelle. Tarantelle a doppia voce suoni di tamburelli flauti e risate si potevano sentire da molto lontano, amplificate com'erano dal silenzio surreale del bosco. Quella fonte anni dopo venne rinominata fonte delle belle donne. E quelle ragazze erano belle veramente, ambite da tutti i giovanotti della zona, offrivano da bere a tutte le persone che incontravano e a tutte regalavano un sorriso, anzi, vista la bellezza di quei volti, regalavano il Sorriso.
Anni dopo io, spettatore inconsapevole delle meraviglie che la natura sa regalare in quei posti all'inizio della primavera, mi imbatto in un cartello che scrive ELCE DELLA VECCHIA. Incuriosito mi avvicino ad un signore, sguardo basso, baffi grossi, pelle scura, gli chiedo come mai quel luogo si chiamasse proprio cosi. Lui mi rispose seccamente qualcosa in dialetto stretto, non riuscii a capire cosa mi disse ma capii che era un pò scocciato, forse l'ho infastidito io, non capisco, comunque mi scuso e tolgo il disturbo. Continuo il mo cammino ancora per qualche metro ed incontro un signore molto gentile, ben curato, vestito di altri tempi, mi chiede chi fossi e cosa cercavo. Io gli dissi che ero solo passato da quel paesino, che mi ero fermato solo per bere un bicchiere d'acqua dalla fonte e poi avrei continuato il mio cammino verso il mare.
Tra l'altro dovete sapere che, passato quel paesino, sembra di passare in un'altra dimensione o di essere trasportato chilometri e chilometri da li.Improvvisamente il paesaggio da montuoso diventa immediatamente collinare, i pini danno spazio agli uliveti l'altopiano montuoso diventa ripida discesa e i fichi d'india la fanno da padrone. Scendendo quella discesa sembra quasi che il mare, che si vede in lontananza, sia lo sfondo di un teatro costruito apposta per te.
Tornando al nostro signore, che si dimostrò poi un personaggio molto gentile, gli domandai come mai quel posto si chiamasse cosi. Lui mi indicò un vecchio albero e mi disse: "La vedi quell'elce? Li di solito si riposava una vecchina che passava tutti i giorni di qui per andare a prendere l'acqua, e le sue figlie per farla riposare e divertire suonavano tamburelli e flauti e ballavano per lei. Di solito io potevo sentire la loro voce e le loro risate da casa mia. Un giorno quella vecchina la trovarono sotto quell'elce dove si era messa per riposare. Era senza vita. Eppure è una cosa strana perchè lei non si muoveva mai senza le sue figlie, eppure quel giorno delle figlie non ci fu nemmeno l'ombra. E da quel giorno si dice che chi vede la vecchina che riposa sotto l'elce può vedere le donne piu belle che esistano, che cantano e ballano dalla fonte, la fonte delle belle donne".
La leggenda narra di un paese in alta montagna dal nome insolito: Elce delle vecchia.
Incuriosito dal nome piuttosto insolito per un paese decisi di chiedere ad alcuni abitanti di quella zona il motivo di quel nome. Scoprii una cosa piuttosto strana riguardo a quel paese.
Scoprii anche che ciò che sembrava un bosco come tanti, un bosco apparentemente normale e semidesolato, nascondeva un interessante mistero.
E' proprio in uno di quei boschi pieni zeppi di elci e di alberi sempreverdi, a tratti talmente fitto da oscurarti persino i pensieri oltre al sole, che si consuma la nostra storia. E' una storia fatta di dicerie, racconti popolari, fandonie inventate, fatta di luoghi veri e luoghi immaginati, di persone vere e persone esistite nei sogni, forse questa storia stessa non esiste.
La nostra storia racconta di una vecchina e delle sue abitudini. Vecchina come tante ce ne stanno da quelle parti, fazzoletto in testa, cesto di vimini sulla testa, abito locale con la gonna grossa, forse piu di una quando faceva freddo. E dire che li a mille e passa metri sul livello del mare il sole non era mai troppo caldo, nemmeno nelle calde giornate estive e l'inverno mostrava unghie e denti. E lei tutti i giorni dell'anno, estate e inverno, col caldo e col freddo partiva da casa sua e per diversi chilometri camminava lungo le strade montuose per andare a prendere l'acqua alla fonte.
La fonte si trovava dall'altra parte del monte e quindi il cammino era lungo cosi, visto che non esisteva l'automobile, lei decideva di portarsi dietro le sue figlie per tenerle compagnia. Aveva cinque figlie, tutte femmine, e quando arrivavano finalmente alla fonte, intanto che la madre riempiva i recipienti per l'acqua e li riponeva nel carretto, le ragazze avevano l'abitudine di suonare i tamburelli e i flauti che si usavano all'epoca e le altre ballavano a ritmo di musica tarantelle. Tarantelle a doppia voce suoni di tamburelli flauti e risate si potevano sentire da molto lontano, amplificate com'erano dal silenzio surreale del bosco. Quella fonte anni dopo venne rinominata fonte delle belle donne. E quelle ragazze erano belle veramente, ambite da tutti i giovanotti della zona, offrivano da bere a tutte le persone che incontravano e a tutte regalavano un sorriso, anzi, vista la bellezza di quei volti, regalavano il Sorriso.
Anni dopo io, spettatore inconsapevole delle meraviglie che la natura sa regalare in quei posti all'inizio della primavera, mi imbatto in un cartello che scrive ELCE DELLA VECCHIA. Incuriosito mi avvicino ad un signore, sguardo basso, baffi grossi, pelle scura, gli chiedo come mai quel luogo si chiamasse proprio cosi. Lui mi rispose seccamente qualcosa in dialetto stretto, non riuscii a capire cosa mi disse ma capii che era un pò scocciato, forse l'ho infastidito io, non capisco, comunque mi scuso e tolgo il disturbo. Continuo il mo cammino ancora per qualche metro ed incontro un signore molto gentile, ben curato, vestito di altri tempi, mi chiede chi fossi e cosa cercavo. Io gli dissi che ero solo passato da quel paesino, che mi ero fermato solo per bere un bicchiere d'acqua dalla fonte e poi avrei continuato il mio cammino verso il mare.
Tra l'altro dovete sapere che, passato quel paesino, sembra di passare in un'altra dimensione o di essere trasportato chilometri e chilometri da li.Improvvisamente il paesaggio da montuoso diventa immediatamente collinare, i pini danno spazio agli uliveti l'altopiano montuoso diventa ripida discesa e i fichi d'india la fanno da padrone. Scendendo quella discesa sembra quasi che il mare, che si vede in lontananza, sia lo sfondo di un teatro costruito apposta per te.
Tornando al nostro signore, che si dimostrò poi un personaggio molto gentile, gli domandai come mai quel posto si chiamasse cosi. Lui mi indicò un vecchio albero e mi disse: "La vedi quell'elce? Li di solito si riposava una vecchina che passava tutti i giorni di qui per andare a prendere l'acqua, e le sue figlie per farla riposare e divertire suonavano tamburelli e flauti e ballavano per lei. Di solito io potevo sentire la loro voce e le loro risate da casa mia. Un giorno quella vecchina la trovarono sotto quell'elce dove si era messa per riposare. Era senza vita. Eppure è una cosa strana perchè lei non si muoveva mai senza le sue figlie, eppure quel giorno delle figlie non ci fu nemmeno l'ombra. E da quel giorno si dice che chi vede la vecchina che riposa sotto l'elce può vedere le donne piu belle che esistano, che cantano e ballano dalla fonte, la fonte delle belle donne".



